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La leggenda romana Giorgio Calcaterra ha tagliato il traguardo de “Il Passatore” in 6 ore 58′ e 14”, aggiudicandosi per l’undicesima volta consecutiva il titolo italiano FIDAL della specialità 100 Km su strada. Ormai non ci sono più parole, se non quelle pronunciate da lui nell’intervista che ha rilasciato a Running Magazine.

Per te la corsa è piacere, libertà e gioia, mai fatica, almeno a giudicare da come ne parli e dal tuo perenne sorriso. Almeno nel libri racconti anche dei sacrifici e della fatica necessari per raggiungere grandi risultati come quelli che hai ottenuto tu? Quali sono gli altri temi principali del libro e perché lo consiglieresti?

Non sta a me consigliare il libro, mi sarebbe difficile essere obiettivo. Posso dire che più che di fatica io preferisco parlare di impegno. Il libro descrive la mia vita, sia dal punto di vista atletico che personale. Parla di un bambino che corre per gioco e finisce con il racconto di un uomo che, dopo aver vinto tre titoli mondiali, considera ancora la corsa come il suo gioco preferito. “Correre è la mia vita” è nato per la voglia di scrivere una sorta di diario personale, perché mio papà mi ha sempre insegnato l’importanza dei ricordi.

Sappiamo che non è un libro tecnico, ma è la tua storia. Tuttavia ci sono dei piccoli richiami anche alla preparazione, consigli sulla corsa, allenamenti, alimentazione ai quali fai riferimento anche in modo non diretto?

Sì, parlo anche di come mi sono preparato e, seppur in maniera indiretta, dò consigli su come allenarsi e alimentarsi.

Nella scrittura ti ha supportato il tuo amico e compagno di corsa Daniele Ottavi. Ci sono comunque delle parti che hai scritto completamente di tuo pugno e se sì quali?

Io e Daniele abbiamo scritto il libro insieme, i nostri racconti si sono amalgamati. Non saprei indicare quindi una parte che ho scritto interamente da solo.

Manuela Barbieri

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