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La piccola molla scatta quando mia figlia piccola, Maria Agnese di 2 anni, si mette a giocare in casa “alla corsa di papà” sfrecciando in corridoio scalza col mio Garmin al polso, tutta contenta di fare come me. Ecco che allora la molla fa clic e penso… penso che le sane abitudini non aiutano solo noi, che i corretti stili di vita influenzano anche chi ci sta intorno, lo contagiano. Quella che per me è una terapeutica oretta con me stesso, la mia dose quotidiana di endorfine, l’antistress che mi fa star bene (e con 4 ragazzi per casa un po’ di pace aiuta!) mi accorgo che sta dando altri meravigliosi frutti.

Da qualche tempo corro anche con mia moglie e da poco anche con Benedetta, la secondogenita di 9 anni. Tutto per trascorrere un momento di fatica e benessere tra le campagne modenesi che fortunatamente circondano il paese in cui abitiamo. Tutto per prenderci cura di noi, per allenare noi stessi ad ascoltarci, a riconnetterci a quella parte del nostro animo che ci ricorda che siamo fatti per correre, che ce lo abbiamo inscritto nel DNA, che fin da quando smettiamo di gattonare vogliamo fare.

Non sono mai stato un “top-best-ultra-selfie runner” mi accontento d’aver corso 10km in 43minuti e una mezza in 1,38 e mi manca la distanza regina, ma va bene così, quando ho un’ora libera infilo le scarpette ed esco.

Sì perchè se c’è una cosa che ho imparato è che questo sport è democratico, basta davvero poco, non serve attrezzatura, palestra, non devi prenotare un campo, insomma, non chiede nulla e non concede alibi.

Questo suo essere essenziale lo rende incredibilmente vicino a tutti, che in fondo è qualcosa che ciascuno ha sperimentato nella vita, non fosse altro che per inseguire l’autobus in partenza dalla fermata lontana.

E allora amici e amiche, quando infiliamo le nostre Saucony, quando alziamo il polso in attesa di aggangiare i satelliti, quando sentiamo l’aria fresca che ci sferza braccia e volto, ricordiamoci che non lo stiamo facendo solo per noi, che il nostro sorriso, la nostra fatica, la nostra soddisfazione lasciano un segno, anche piccolo, ma lo lasciano. Negli occhi di un figlio, nello sguardo dei passanti, nella persone che quotidianamente incontriamo e che ci prendono per matti quando raccontiamo le nostra mirabolanti gesta sotto la pioggia, il vento, o il sole cocente.

Buone corse e buona vita!

Fabio Rossi