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Sembra il preludio di una bomba che sta per esplodere. Fatto sta che la turbolenza in casa Decathlon è reale e arriva dai piani alti, visto che Matthieu Leclercq avrebbe annunciato il suo intento di non portare a termine un altro mandato come presidente del consiglio di amministrazione della catena.

Il figlio del fondatore dell’azienda avrebbe scritto una lettera indirizzata al top management della società fondata nel 1978, lasciando poi l’azienda la scorsa settimana. “Negli ultimi 18 mesi, non ho avuto la libertà di scegliere i miei consiglieri e a causa delle performance negative di inizio d’anno, il rapporto con i rappresentati dei nostri azionisti non è migliorato”.

Leclercq, 49 anni, che deteneva la presidenza di Decathlon dal 2012, avrebbe quindi fatto riferimento a delle difficoltà incontrate a inizio anno dal distributore appartenente alla famiglia Mulliez, che tuttavia ha messo a segno una crescita di fatturato dell’11% nel 2017. Le cause principali sembrerebbero additabili ai deboli risultati sul mercato francese e alla crescita eccessiva dei brand in house, crescita che penalizza, in termini di presenza sugli scaffali Decathlon, marchi di grande richiamo come Adidas e Nike.

D’altro canto, è di certo l’espansione della catena all’estero a sostenerne la crescita: l’export è infatti cresciuto del 13,4% lo scorso anno, a 7,6 miliardi di euro. A perimetro comparabile, la progressione dell’insegna, che conta 1.352 punti vendita in 39 Paesi, è stata del 4% a livello internazionale, contro l’1% in Francia. E su 185 negozi inaugurati nel 2017, 176 sono stati aperti all’estero.