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Il 5 maggio scorso, tra pioggia e vento, si è svolto il Trieste Running Festival. 1.827 iscritti si sono trovati alla partenza della piazza di Aurisina sfidando le intemperie alla volta della Trieste 24 Half Marathon. 21 km lungo un percorso panoramico che hanno portato i partecipanti al traguardo di una piazza Unità d’Italia sferzata dalla bora.
Si è svolta regolarmente anche la Generali Miramar Family, la corsa non competitiva con un tracciato di 7 km. Il gruppo più numeroso è stato quello composto da varie realtà riunite insieme dall’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, (LILTLega Italiana per la Lotta ai Tumori -, Benessere ASDC, Sweet Heart – Dolce Cuore) con oltre 450 partecipanti poi FIALS di Trieste, Unicredit e Insiel, Fitness4Children, Furia Rossa, Flex, OGS, AMPS, Associazione Mamme e Papà Separati FVG Onlus, AIL, Casa Ieralla, team Help Zimbabwe, CUS Trieste, quello in rappresentanza della scuola Nazario Sauro e Furia Rossa, sodalizio nato dalla volontà di alcune associazioni del Comune di Duino Aurisina per ricordare Alessio Rotta, il ragazzino deceduto recentemente sul sentiero Rilke.
Il vincitore della mezza maratona è Noel Hitimana dal Ruanda, che ha conquistato il podio in 1:03.28. Per le donne prima Volha Mazuronak dalla Bielorussia in 1:13:56. La mezza maratona ha registrato l’82% di partecipanti da fuori Friuli Venezia Giulia e il 34% stranieri (il 15% in più rispetto allo scorso anno), in rappresentanza di 46 paesi.
Ma anche un altro tipo di tempesta, quella mediatica, ha coinvolto la manifestazione già da una settimana prima che prendesse il via. Dopo aver sollevato la questione dello sfruttamento dei top runner africani da parte dei manager e aver deciso di non pagare gli ingaggi, escludendoli così dalla gara, Fabio Carini, presidente di Apd Miramar è stato accusato di razzismo da molte testate giornalistiche e le pagine ufficiali sono state prese d’assalto dagli utenti.
Ma cos’è successo realmente? Siamo andati a Trieste per partecipare a questa bellissima gara, tra le più panoramiche, con una vista mozzafiato sul Golfo e con lo spettacolare arrivo nel cuore della città. Ma per noi è stata soprattutto un’occasione per andare a fondo sulla questione, con un’esclusiva intervista a Carini che pubblichiamo di seguito.
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Perché proprio ora hai deciso di portare alla luce il problema dello sfruttamento dei top atleti? Qual è stato il fattore scatenate?
Quando la causa è giusta ogni momento può essere quello buono e la presentazione del Trieste Running Festival, evento costruito secondo precisi criteri etici sotto ogni punto di vista (sportivo, ambientale, solidale), doveva servire a lanciare l’iniziativa da una città come Trieste che, notoriamente, è multiculturale e priva di pregiudizi. L’organizzazione del Trieste Running Festival, ovvero Apd Miramar, è composta soprattutto da persone che dedicano energie e tempo libero senza alcuna remunerazione, spinti solamente dalla passione per lo sport, per Trieste e per tutto quanto può contribuire a promuovere valori importanti quali dignità e rispetto.
Quanto la politica influenza gli eventi sportivi?
La politica influenza ogni minuto della nostra vita e lo sport non può esserne esente. Il lato positivo è quando le istituzioni sostengono la buona riuscita degli eventi, soprattutto quelli che rappresentano un volano per l’economia territoriale, mentre l’aspetto negativo è proprio quanto ho vissuto in prima persona, quella macchina del fango azionata ad arte che ha stravolto parole e significati molto chiari per trasformarli in clamorose fake news come quella che ha coinvolto il Trieste Running Festival. Ormai le notizie vere sono quasi una rarità e, purtroppo, molto spesso sono quelle che si divulgano con maggiore lentezza e minore capillarità.

Il podio maschile con Fabio Carini (ultimi a destra), presidente di Apd Miramar

Tra le voci a tuo favore, quali sono state quelle che ti hanno fatto più piacere e che ti hanno aiutato appoggiando a pieno la tua presa di posizione?
Al di là dei messaggi privati, la vera presa di posizione ufficiale a sostegno della nostra iniziativa etica è stata quella dell’ASI che, attraverso un comunicato ufficiale, ha ben chiarito quanto e come si debba operare nel mondo del running per garantire pari dignità di trattamento a tutti. L’unica discriminante dev’essere il reale valore della prestazione sportiva e spero proprio che ci arriveremo molto presto. Ma voglio anche ringraziare Linus per avere subito chiarito il reale significato delle mie parole, così come Enrico Mentana che ha compreso immediatamente la realtà dei fatti.

Se gli organizzatori sono sottoposti a pressioni economiche da parte dei manager, perché, secondo te, fino a oggi nessuno aveva portato alla luce la questione?
Semplicemente perché è sempre più comodo tacere e farsi gli affari propri, evitando di prendere posizione in questa come in qualsiasi situazione della vita. Ma vivere così non fa parte del mio dna anche se, come ampiamente dimostrato, creare nuovi percorsi in controtendenza con quelli consolidati è difficile ed estremamente faticoso. In ogni caso, considerando che a Lucca il problema sugli atleti sfruttati era già emerso, leggere che l’organizzatore locale si dissocia da noi quando, contemporaneamente, affermava le stesse cose è stato perlomeno singolare. Ma ormai viviamo in un mondo troppo parlato (o scritto sui social dai leoni della tastiera) e poco vissuto.

Questo “polverone” secondo te si è sollevato invano o pensi che gli organi competenti ora indagheranno sui casi di sfruttamento degli atleti? Cambierà qualcosa dopo il Trieste Running Festival? E tu invece in che modo continuerai a combattere la tua battaglia?
Se cambierà sarà perché è l’unica soluzione in un mondo del running che non può vivere così disequilibrato e poco tutelato dai suoi organi competenti. Ho fiducia che la Fidal stessa, auspicabilmente in sinergia con gli enti di promozione sportiva, si renderà protagonista attiva della costruzione di un sistema equo e garantista che vada nella direzione di tutti gli atleti professionisti così come di quelli amatoriali e, non ultimi, degli organizzatori che investono denaro e fatica affinché lo spettacolo non si fermi. Fino a quando ci sarò io, il Trieste Running Festival continuerà per la strada tracciata, consolidando rapporti con chi opera nel rispetto dei valori sportivi affinché ogni evento sia una festa di tutti e per tutti. A questo proposito, vorrei anche creare un tavolo di confronto con le più affidabili strutture manageriali al fine di identificare un protocollo operativo di assoluta garanzia per le parti in causa.

Come i procuratori possono garantire e certificare un comportamento trasparente e tracciabile? Cosa è e come funziona l’ingaggio etico?
Al di là delle idee che possono nascere da un confronto tra addetti ai lavori, spetta agli organi competenti nazionali (e perché no, anche internazionali) identificare le modalità più consone per chiudere la porta ai giostrai dello sport e favorire l’azione di persone e strutture totalmente trasparenti. Di certo, serve avere la certezza di quale percentuale del compenso per una prestazione sportiva, al di là se consegnato direttamente all’atleta o a chi lo rappresenta, vada realmente a reddito del principale protagonista. A seconda del concreto supporto offerto ai propri assistiti, è accettabile che un’agenzia o un manager trattenga una quota massima variabile tra il 10 e il 20 per cento ma deve essere tutto regolamentato e, di conseguenza, dimostrato.

La questione etica è un po’ al centro di ogni gara che organizzate. Raccontaci nello specifico in che modo.
L’etica è, o dovrebbe essere, il vero propulsore dell’azione di chi opera nello sport con l’obiettivo di renderlo un ottimo esempio del mondo che vorremmo. A Cagliari, per esempio, organizziamo dal 2015 la SoloWomenRun, la corsa rosa solidale (quest’anno ha lasciato oltre 30mila euro per la realizzazione di progetti attivati dalle associazioni femminili) che, con le 13.338 partecipanti dello scorso marzo, è ormai vicina a record prima d’ora inimmaginabili per un’isola. Il successo di una manifestazione che promuove la salute e combatte la violenza, in particolare quella di genere, è dovuto proprio allo spirito trasmesso fin dal primo giorno alle donne sarde che, dal canto loro, sono inarrestabili quando si tratta di fare squadra per sostenere progetti utili alla comunità. Sempre sul fronte della salute e del rispetto dei valori sportivi, comunque, già svariati anni fa avevamo promosso un contratto etico che il runner professionista doveva sottoscrivere per partecipare alle nostre corse, impegnandosi a non fare uso di sostanze proibite fino al quinto anno successivo all’ingaggio, pena la restituzione di qualsiasi compenso o premio percepito e la certezza di non essere più invitato. Quanto all’ambiente, ogni anno ci impegniamo a migliorare la raccolta differenziata dei rifiuti, che è sempre stato un nostro cavallo di battaglia, e da questa edizione del Trieste Running Festival abbiamo adottato solo bicchieri totalmente riciclabili. A volte anche dai piccoli gesti, infatti, può nascere un nuovo stile di vita.

La tua ultima parola per chiudere, se possibile, definitivamente la vicenda.
Mai arrendersi quando ogni tua parola, ogni tua azione è spinta dalla volontà di fare del bene.

(ph. credit _ Fabrice Gallina)