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Nike e adidas, che rispettivamente coprono il 15% e l’11% circa del mercato mondiale dello sportswear, preparano il terreno delle sfide future, a suon di tecnologie intelligenti, robotica e criptovalute.

L’azienda di Beaverton ha chiuso l’ultimo quarter dell’esercizio fiscale (il 31 maggio scorso), registrando ricavi per 10,2 miliardi di dollari (circa 9 miliardi di euro), in crescita del 4 per cento. Nei tre mesi, l’utile è sceso da 1,1 miliardi di dollari a 989 milioni. L’utile per azione si è attestato a 62 centesimi, sotto i 66 centesimi previsti dal consensus Refinitiv. In controtendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi due anni, il dato di gestione delle rimanenze di magazzino negli ultimi 12 mesi al 31 maggio scorso, hanno evidenziato un lieve peggioramento, con livelli di inventario cresciuti del 7% a 5,6 miliardi.

Ma nonostante la complessa gestione delle giacenze, dall’inizio del 2019 le azioni di Nike hanno guadagnato quasi il 19%, sostenute da annunci di progetti pronti a lasciare un solco nel settore, in termini di innovazione, di organizzazione aziendale e di immagine, confermando strategie che hanno acceso le attese di Wall Street. La grande sfida di Nike si chiama criptovaluta. Secondo quanto riferito dalla stampa specializzata, infatti, l’azienda ha registrato allo US Patent and Trademark Office la parola ‘criptokicks’, dando il via a speculazioni sulla possibile creazione di una nuova piattaforma e-commerce basata sulle monete virtuali. La scelta di Nike di utilizzare la tecnologia blockchain potrebbe garantire un vantaggio significativo rispetto alla concorrenza, poiché favorisce anche una maggiore conoscenza dei clienti (tramite la raccolta dei dati) e un maggior livello di personalizzazione dell’offerta, anche su scala globale.

Subito dietro Nike, al secondo posto nei vertici del mercato mondiale dello sportswear c’è adidas. Anche se nel corso dell’anno l’azienda ha parlato di difficoltà nel soddisfare immediatamente la domanda a causa di alcune carenze nella catena di approvvigionamento, dall’inizio del 2019, il titolo di adidas ha guadagnato il 60 per cento. Merito di passi avanti annunciati nel controllo dei processi aziendali. Il gruppo punta a ridurre la durata del processo di sviluppo, produzione e personalizzazione delle sue linee di scarpe. La società guidata da Kasper Rorsted sostiene che occorrano ben 15 mesi per introdurre sul mercato un nuovo modello di calzature. Grazie all’accelerazione dei processi, il brand potrebbe arrivare a impiegarne sei o anche meno. Entro il 2020 il 50% del fatturato di adidas sarà generato dai prodotti realizzati secondo la nuova tempistica. Bloomberg riporta che saranno soprattutto le cosiddette ‘Speedfactories’ di Atlanta e Ansbach ad essere artefici della produzione turbo. Qui tecnologie intelligenti, come la robotica, consentono ad adidas di dare impulso alla produzione e progettare e realizzare componenti per calzature su misura.

fonte: pambianconews