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“Ognuno di noi se si prepara nella sua vita può raggiunge risultati impossibili” Eliud Kipchoge

Il primo uomo al mondo ad aver abbattuto il muro delle due ore sulla distanza della maratona si chiama Eliud Kipchoge.

È successo sabato 12 ottobre al Prater di Vienna, quando il keniano, in 1 h 59′ 40″ ha stabilito un record sui 42,195 km che già da tempo inseguiva.

Il primo tentativo due anni fa all’autodromo di Monza con il progetto “Breaking 2”, sempre sponsorizzato da Nike.

Anche se l’impresa fallì per soli 25″, sia il brand, che il suo atleta, sapevano che, perfezionando alcuni dettagli sarebbe stata solo una questione di tempo. Il resto è storia.

Oggi come due anni fa, Nike mette a segno una brillante operazione di marketing.

Nell’ Ineos 1:59 Challenge di Vienna, l’atleta sperimenta un’inedita tecnologia, le Nike Vaporfly Next%, con, in aggiunta uno speciale rigonfiamento sull’avampiede studiato appositamente per Kipchoge.

Inoltre sul tracciato insieme al campione erano presenti 35 “lepri”, che si sono alternate a gruppi di sette accompagnandolo fino a 500 metri dal traguardo.

E ancora, il percorso è stato ottimizzato e cambiato rispetto all’originale per evitare tratti contro vento.

Studiato nei minimi dettagli anche il momento della partenza, deciso in base allo studio fatto dai meteorologi, per arrivare a stabilire un orario ottimale: le 8:15 am.

Sono tutti dettagli che hanno portato nella storia l’impresa del keniano, ma che di fatto non rendono il record omologabile dalla IAAF, non essendo stata una gara vera e propria, senza quindi tutte le difficoltà fisiche e psicologiche che si possono incontrare in una competizione, avversari compresi.

Ma ricordiamo che è stato proprio Kipchoge a realizzare alla maratona di Berlino il tempo di 2 h 01′ 39″. E quindi, forse, solo lui poteva diventare il maratoneta più veloce del mondo abbattendo il muro delle due ore.

Fino a qui tutto bene, una bellissima favola a lieto fine. Un esperimento scientifico ben riuscito che potrebbe segnare l’inizio di un’evoluzione nell’ambito dell’atletica.

Solo un visionario, con l’ambizione di cambiare il mondo dello sport, poteva finanziare un‘impresa di tale portata. Stiamo parlando di Jim Ratcliffe, l’uomo più ricco del Regno Unito e proprietrio di Ineos, società che ha sponsorizzato il progetto omonimo al Prater di Vienna.

Quest’uomo dalle modeste origini, ha una fortuna personale che ammonta tra i 12 e i 13 miliardi di euro perché, grazie al suo intuito, ha sviluppato un impero industriale. Basti pensare che ad oggi il gruppo Ineos conta 19.000 dipendenti, un fatturato di 60 miliardi di dollari ed è articolato su trenta diverse società.

Ultimamente lo sport è diventato il suo parco giochi preferito. Il finanziatore non si è fermato all’atletica, ma sponsorizzerà l’imbarcazione britannica che parteciperà all’America’s Cup, inoltre ha acquisito per ora “solo” due società di calcio, il Nizza e il Losanna, perché Roman Abramovich ha rifiutato la sua proposta di due miliardi per impossessarsi anche del Chelsea.

Oltre a Kipchoge, Ratcliffe sponsorizza anche il campione di ciclismo Froome e ha acquistato la squadra ciclistica, il Team Sky, vincitrice dell’ultimo Tour de France che ha affisso il marchio Ineos sulle maglie. Un’operazione di 46,6milioni di euro.

L’impresa di Kipchoge può quindi essere considerata uno dei tasselli che compone il piano di un visionario che intende lasciare il segno con elementi innovativi e di rottura nello sport.

Anche se molti pensano che, dietro il vasto radicamento di mister Ineos nel mondo sportivo vi sia la necessità di ripulirsi l’immagine pubblica, messa a repentaglio per via della tecnica estrattiva usata da Ineos per l’approvvigionamento energetico. Un’operazione di “green washing” della propria immagine che in ogni caso sta portando Ratcliffe a diventare in breve tempo uno dei nuovi potenti del calcio mondiale e non solo.