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L’annuncio è arrivato con un post sul blog del colosso di Mountain View: Google acquisisce Fitbit, l’azienda californiana specializzata nella produzione di dispositivi indossabili per il fitness, per 2,1 miliardi di dollari. L’operazione dovrebbe concludersi entro il 2020.

Fitbit, fondata nel 2007 a San Francisco, è stata tra i pionieri dei wearable, scommettendo sul monitoraggio di informazioni oltre il numero di passi e le calorie bruciate al fine di offrire un sunto sullo stato di forma di chi indossa il gadget al polso.

Google entra così in un settore fino ad ora dominato da Apple. Dopo il flop fatto con l’acquisizione di Motorola, puntare su Fitbit è una necessità perché, se è d’obbligo essere in un mercato che secondo le stime di Gartner l’anno prossimo si aggirerà sui 52 miliardi di dollari (al vertice del comparto wearable ci sono e continueranno a esserci gli smartwatch, con circa 86 milioni di unità vendute), Google deve recuperare terreno per emergere come alternativa che vada oltre un sistema operativo Wear OS utilizzato ormai da un elenco di aziende neppure considerate nei report degli analisti.

L’obiettivo potrebbe proprio essere quello di mettere da parte Wear OS che verrebbe sostituito dal software di Fitbit, sicuramente più collaudato e consolidato.

Una mossa che avrebbe senso: perché insistere nel migliorare un software che sta mostrando le sue lacune (sia come funzioni sia come adozione dai partner) quando Google avrà a disposizione una piattaforma semplicemente migliore?

Certo è che integrare un’azienda di grandi dimensioni è ben diverso dal prendere una start-up che ha realizzato una tecnologia interessante e fonderla in una gestione colossale come quella di Google: servono tempo, investimenti e decisioni molto delicate.