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1.000 chilometri di sabbia imbattuta, mai attraversata a piedi prima. Dune instabili, alte fino a 250 metri e colpite quotidianamente da tempeste di sabbia. Serpenti velenosi, ragni, scorpioni, caldo torrido e scarsità di pioggia. Una delle ultime frontiere inesplorate della Terra, un luogo avvolto dal mistero, dalla leggenda e da segreti mai svelati: è più vasto deserto di sabbia del mondo, il “Quarto Vuoto” (“Empty Quarter”), conosciuto in arabico come Rub’ al Khali. Questa l’ambientazione di “Nel Deserto Perduto” (“Into The Lost Desert”), documentario che seguirà da vicino la sbalorditiva impresa di Max Calderan – atleta Montura esploratore estremo e specialista in terreni desertici – nel suo tentativo di tagliare trasversalmente a piedi lo sconfinato Rub’ al Khali.

Il documentarioNel Deserto Perduto”, diretto e prodotto da Billy Sprague (presidente e direttore creativo) e Christopher Cassel (regista e produttore esecutivo), sarà diviso in tre atti. Nel primo del documentario presenta Max, la sua storia e la sua incredibile resistenza fisica, seguendo la sua preparazione all’impresa e la sua partenza dall’Italia. L’atto secondo si apre con Max in partenza… verso l’ignoto. Le telecamere lo seguono dove possibile dalla terra e dal cielo, ma in alcuni punti del deserto – inaccessibili ai SUV e perfino ai droni – il racconto della storia si affiderà al video personale di Max, in viaggio da solo dove nessun uomo ha mai messo piede prima. L’atto terzo, infine, catturerà il completamento di questo viaggio sbalorditivo, con Max che ritorna alla civiltà esausto, deperito ma raggiante per il suo trionfo. In anticipazione del completamento del film (previsto per il maggio 2020) si inizierà a presentare la candidatura come documentario di lungometraggio “Nel Deserto Perduto” in alcuni dei più importanti film festival mondiali.

Per l’atleta Montura, comunque, non si certa certamente della prima impresa tra le due del deserto. Tra i suoi undici record mondiali di esplorazione desertica, Max ha corso per 90 ore consecutive senza fermarsi in Oman. Ha anche corso attraverso un deserto dell’Arabia Saudita 360 kilometri in 75 ore (in estate, per giunta). Ora, cinquantenne, ha un’ultima missione estrema da portare a compimento: il “Quarto Vuoto”.