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22 Aprile 2020

La crisi Coronavirus è stata tanto violenta quanto imprevedibile, ha preso in contropiede chiunque. Inizialmente, come giusto che sia, l’attenzione è stata portata sulle misure sanitarie e sul supporto ad esse, la vita umana è il bene più prezioso e in situazioni critiche come quella che stiamo vivendo non si può pensare ad altro se non a salvare quante più vite possibili. Ora la pressione sta lentamente calando, il dibattito su come sostenere l’economia è sempre più acceso e in parte si sta anche cercando di ricostruire uno storico per capire come e perchè si sia potuta verificare una tragedia su scala mondiale di questa portata. Come naturale che sia la lente è puntata sulla Repubblica Popolare Cinese e su quelle che sembrano essere state le sue leggerezze e le sue omissioni in questa vicenda. Già diversi enti stanno intentando cause per richiedere risarcimento alla Cina, clamorosa quella dello stato del Missouri.

Tra queste vi è anche quella di un coraggioso imprenditore Italiano, Gherardo Manaigo, il proprietario dell’Hotel de la Poste di Cortina d’Ampezzo. Riportiamo la lettera aperta di questo moderno Davide che sfida Golia, in modo provocatorio, ma con la coraggiosa idea di accendere una luce sui tanti lavoratori che si trovano incolpevoli a pagare gli errori di altri.

Con questa azione – certamente dirompente – mi sono inserito, provocatoriamente, in un dibattito di portata mondiale, ben conscio che le implicazioni e gli interessi in gioco siano molto più ampi di quanto sia di nostra pertinenza. Rappresentando però un locale simbolo di Cortina e del turismo, ho pensato fosse necessario e doveroso dare il mio contributo a questa presa di coscienza del problema economico, emergenza che arriva dopo il problema sanitario che stiamo vivendo. Siamo di fronte a un disastro su scala globale, tale da non avere precedenti. Appare quindi paradossale, e certamente lo è, l’azione solitaria di una piccola realtà di montagna che si scaglia, lancia in resta, contro i mulini a vento delle grandi potenze mondiali. Ma dobbiamo ripartire e chi ci ha messo in questa condizione ha il dovere di assumersi la responsabilità di darci un aiuto a farlo. In tanti mi hanno chiesto: “ma cosa posso fare io?”. Quello che ho fatto io. Perché insieme – invece di essere un solitario fiocco di neve – diventeremo una “valanga”. Ora che cominciano ad emergere le responsabilità, ora che appare evidente la pericolosa mancanza di trasparenza che ha caratterizzato la prima fase, sottaciuta, dell’emergenza, ho sentito la necessità di agire in prima persona per chiedere, anzi, esigere, un’assunzione di responsabilità. Se abbiamo imparato qualcosa dalla tempesta Vaia del 2019, è che ogni singolo albero conta e quindi ogni singolo imprenditore conta. Ogni località devastata, ogni famiglia che ha subito una perdita, ha voce in capitolo. Ho semplicemente deciso di usare la mia, invitando le altre ad unirsi a me.

Gherardo Manaigo