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Grazie alla riapertura dei negozi, nel Q3 adidas ha registrato un recupero delle vendite e della redditività. Un risultato che si affianca al boom delle vendite nell’e-commerce e a un modesto profitto atteso nella parte finale dell’anno, come dichiara il ceo Kasper Rorsted. “Nel terzo trimestre abbiamo assistito ad una forte ripresa del nostro business. La nostra attenzione per le scorte in buona salute, il volume di vendita e un preciso sell-in hanno chiaramente dato i loro frutti. Tenendo sotto controllo i costi, abbiamo ottenuto un miglioramento dei profitti di oltre 1,1 miliardi di euro rispetto al precedente trimestre”.

Nel corso del terzo trimestre, oltre il 90% dei negozi adidas è stato operativo, dei quali la maggior parte sono rimasti chiusi per diverse settimane nel corso del Q2, e il traffico è migliorato continuamente, pur rimanendo sempre al di sotto dei livelli dello scorso anno. Medesimo andamento per le attività all’ingrosso. Tuttavia, al tempo stesso, i consumatori entrati negli store avevano un più chiaro intento di acquisto, un atteggiamento che ha permesso all’azienda di registrare un miglioramento dei ricavi nello stesso periodo. Per questi motivi, i risultati del Q3 sono vicini ai livelli del 2019.

Al contempo, la crescita del canale e-commerce è proseguita a passo spedito (+51%), accompagnata da un forte aumento delle vendite a prezzo pieno. Numericamente le vendite del marchio adidas sono diminuite del 2%, mentre i ricavi di Reebok sono scesi del 7%. In termini di euro, invece, il fatturato è sceso del 7% a 5,964 miliardi di euro, che l’anno scorso era di 6,410 miliardi di euro.

Nel Q3 tutti i segmenti di mercato hanno mostrato un recupero rispetto al Q2: le vendite in Russia (+11%) e in Europa (+4%) sono tornate a crescere, in Nord America invece si è registrato un leggero calo dell’1% per l’intero trimestre, nonostante la crescita nei primi due mesi (dato che i consumi sono stati temporaneamente sostenuti da stimoli fiscali). Le vendite in Asia-Pacifico sono diminuite del 7%, mentre la situazione è rimasta difficile in America Latina (-13%) e nei mercati emergenti (-10%), dove diversi rivenditori sono rimasti chiusi a causa del Covid-19.

Nei primi nove mesi del 2020 il fatturato è diminuito del 20% in termini di euro, attestandosi a 14,297 miliardi di euro (nel 2019 era di 17,802 miliardi di euro), dovuto principalmente alle chiusure dei negozi a causa della diffusione della pandemia. Da una parte l’andamento è stato migliorato grazie all’eccezionale crescita dell’e-commerce e ai minori costi di approvvigionamento, ma dall’altro si è contrapposto un mix di prezzi meno favorevoli a causa dell’aumento dell’attività promozionale, delle indennità di magazzino e dei costi di annullamento degli ordini.

Le scorte sono aumentate del 27% rispetto il livello del 2019, una cifra che riflette l’inevitabile calo della vendita di prodotti (inferiore al previsto), causato dalle chiusure dei negozi nel primo semestre dell’anno e dal traffico, mantenutosi al di sotto dei livelli dell’anno precedente anche dopo la riapertura. Nonostante ciò, rispetto allo scorso giugno, le scorte sono diminuite del 10%, pari a oltre mezzo miliardo di euro, grazie all’attuazione di un piano di normalizzazione interno all’azienda.

Nel quarto trimestre, le incertezze su un ulteriore sviluppo del Covid-19 nel contesto economico globale rimangono elevate, dato che il numero dei casi è aumentato nei principali mercati, riproponendo nuove misure di blocco e contenimento. Nel complesso, si prevede che l’andamento del Q4 registrerà una crescita, similmente al quanto accaduto nel Q3. “Un peggioramento della pandemia in molte regioni del mondo richiede ancora una volta la nostra pazienza e il nostro sostegno. Ma questo non ci sta colgendo di sorpresa: grazie al nostro approccio prudente, ora siamo ben preparati ad affrontare queste incertezze a breve termine”, ha affermato Rorsted.