Un luogo come Green Pea poteva aprire solo durante la più grande pandemia mondiale. In un momento in cui tutti ci siamo fermati a pensare, complice forse anche il lockdown, al delicato rapporto tra uomo e natura.

Sorge a Torino, di fianco al primo Eataly aperto nel 2007 al Lingotto. Tutto intorno un polmone verde di oltre 2.000 alberi, piante e arbusti. Si tratta del primo Green Retail Park al mondo dedicato al tema del rispetto, valore su cui l’umanità si giocherà il suo futuro. Rispetto verso la Terra, la gente e le generazioni future. Ne è simbolo il piccolo legume da cui l’avveniristico mall prende il nome: rotondo come la Terra e verde come dovrebbe essere il nostro Pianeta. 15.000 m² su cinque piani con 66 negozi, un museo, tre ristoranti, una piscina, una spa e perfino un club dedicato all’ozio creativo. Il terzo piano celebra la bellezza, quella della persona, dei sapori ma soprattutto del lusso, con i concept store delle migliori firme italiane dell’alta moda, ossia Ermenegildo Zegna, Brunello Cuccinelli, Herno e Sease.

Ogni prodotto all’interno di Green Pea, oltre a essere in armonia con la Terra, l’Aria, l’Acqua e le Persone, è pensato e realizzato per durare a lungo ed essere riutilizzato o riciclato a fine vita. Perché la sostenibilità, forse non tutti lo sanno, è un concetto legato a un’idea molto antica: il tempo. L’origine della parola, infatti, nasce in riferimento a uno dei pedali del pianoforte che in inglese si chiama “sustain”, quello che serve per allungare le note, per farle appunto durare nel tempo. Acquistando un prodotto Green Pea, si diventa parte di quel cambiamento che nasce a Torino ma ha l’ambizione di arrivare in tutto il mondo.

Ne abbiamo parlato con Francesco Farinetti – presidente e amministratore delegato di Green Pea – e Roberto Orecchia, fashion brand director. Troverete l’intervista completa nel numero di HUB Style in uscita.

Il riscaldamento globale non è più un dibattito, ma un’emergenza: è scritto anche nella terza pagina del vostro manifesto. Il Pianeta è ormai un malato cronico o, secondo voi, può ancora guarire?

Francesco Farinetti: bisogna cambiare prospettiva. Il nostro Pianeta ha cinque miliardi di anni e vivrà ancora a lungo. Il tema non è “save the planet”, ma “save the Homo sapiens”, ossia la nostra specie. Ci sono già state cinque estinzioni di massa, la nostra sarebbe solo la sesta, tra l’altro quella più breve. Noi con l’Umanesimo abbiamo messo l’uomo al centro dell’universo, ma non siamo gli esseri più importanti: siamo solo lo 0,3% del suo peso corporeo, mentre i batteri rappresentano quasi il 20%.

Green Pea è il primo Green Retail Park al mondo dedicato al tema del rispetto verso la Terra, la gente e le generazioni future. In che modo avete selezionato le aziende moda presenti? In base a quali criteri, requisiti e certificazioni?

Roberto Orecchia: Green Pea è il primo Green Retail Park che unisce ben 100 aziende con un obiettivo comune: la sostenibilità. Ci sono brand già green nel dna come Patagonia ed Ecoalf, a cui noi abbiamo semplicemente chiesto se volevano far parte di questo progetto, e tanti altri che abbiamo invece convinto noi a diventare sostenibili. Aziende che non stavano guardando precisamente in quella direzione, ma alle quali abbiamo spiegato che quella era la strada giusta da intraprendere. Siamo andati da Pantaloni Torino, Borbonese, Berwich e perfino dal gruppo BasicNet. La nostra ultima spinta green è stata Drumohr di proprietà del gruppo Ciocca. Loro avevano già una filatura che produceva sostenibile ma non la applicavano sulle maglie. Sono ben 10 anni che noi lavoriamo per spingere le aziende a diventare sostenibili, perché il cambiamento nasce proprio da qui.

L’obiettivo di Green Pea è quello di arrivare a dettare degli standard di sostenibilità sociale e ambientale?

Francesco Farinetti: si stanno già producendo quelli che sono gli effetti – uso una parola che non bisognerebbe usare in questo periodo – contagiosi di Green Pea. Nel nostro manifesto sono scritti i valori fondanti del nostro credo. Si tratta della nostra cartina di tornasole, che dobbiamo rileggere tutte le settimane per capire quanto ci stiamo allontanando oppure che cosa è cambiato. Quello che vogliamo portare è una visione e una profondità, all’insegna del mantra “bello, pulito e giusto”. Di fondamentale importanza è anche l’aspetto sociale: ormai un paio di sneaker non si scelgono più solo perché sono belle, ma anche perché sono sostenibili e hanno una certa ricaduta sociale. Sono 10 anni che lavoriamo all’apertura di Green Pea anche se Greta Thunberg ha fatto il suo primo sciopero il 20 agosto 2018, solo poco più di due anni fa.

Roberto Orecchia: abbiamo addirittura creato un logo che racchiude tutto quello che è il significato di Green Pea: rispettare, riciclare, ripristinare, riparare. E poi c’è la cultura. Dentro Green Pea si cercherà di togliere l’Italia dal fondo della classifica europea di lettura di libri.

Francesco Farinetti: appena si sale all’ultimo piano, la prima cosa che si vede è un enorme libreria con 6.000 volumi. Appena sopra una frase forte ed evocativa: “Chi non legge è complice. Chi legge è già parte della soluzione”. L’Italia è al 24esimo posto per i dati di lettura su 27 Paesi europei.

di Manuela Barbieri