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“Se non cambiamo, non cresciamo. Se non cresciamo, non stiamo davvero vivendo”.

Mi piace iniziare l’editoriale del mese con questa frase di Anatole France, scrittore francese Premio Nobel per la letteratura nel 1921. Perché mette al centro un tema da sempre importante per l’uomo. Nella vita come nel lavoro. Ma che assume ancora maggior rilevanza in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo da oltre un anno. Stiamo parlando del cambiamento. Non è un caso che proprio a questo aspetto siano dedicati molti contenuti degli scorsi numeri di Running Magazine. Le prossime pagine non fanno eccezione e approfondiscono l’argomento sotto vari punti di vista.

Partiamo dalla nostra consueta e apprezzata rubrica “Panorama retail” (pagina 24) realizzata insieme al nostro esperto Davide Cavalieri: dopo la rivoluzione agricola, la rivoluzione industriale e la rivoluzione digitale, il 2020 ha segnato l’ingresso nella “quarta epoca”. Un’era di trasformazione, in cui l’uomo ha dovuto dimostrare di eliminare e modificare il cosiddetto “l’abbiamo sempre fatto così e quindi funziona” e integrare la tecnologia nel fisico, dagli acquisti online allo smartworking, alla formazione a distanza, sino all’intrattenimento online. In questa nuova epoca, abbiamo la possibilità di non adattarci al contesto in cui viviamo, ma di affrontare nuove strade e disegnare nuove soluzioni. Abbiamo davvero l’occasione di organizzare la nostra vita e il nostro lavoro attraverso modalità più fluide e per far sì che ciò avvenga è necessaria un’evoluzione del mindset, a cui non dobbiamo dare necessariamente una connotazione positiva o negativa, perché cambiare è una delle regole di vita. E quelli che guardano solo al passato o al presente, rischiano di perdersi il meglio del futuro.

Variano le abitudini, ma anche le priorità delle persone. In occasione del Global Consumer Insights Survey 2020/2021 e dell’Osservatorio sulle generazioni Millennials e Z di PwC, sono stati individuati nuovi “mantra”. Oltre a esaminare come il comportamento dei consumatori e le abitudini di spesa siano state influenzate dalle misure di allontanamento sociale imposte dalla pandemia, accelerando alcuni trend già in atto nella customer journey. Ne parliamo nell’articolo Dati & Statistiche a pagina 10, dal quale emerge che il 69% degli intervistati ha dichiarato di prestare una maggiore attenzione alla salute e al benessere fisico e mentale.

In questa rinnovata esigenza di “wellness”, la corsa non poteva che essere protagonista. A ulteriore conferma degli effetti benefici del running, ecco due studi (commissionati da Brooks) che dimostrano come correre, oltre a far bene al corpo, abbia effetti immediati anche sulla mente, stimolando nuove idee. Uno è stato realizzato in un laboratorio di neuroscienze in collaborazione con il professor Olivier Oullier, specialista di fama mondiale con oltre 20 anni di esperienza in neuroscienze comportamentali. L’altro, sul campo, con un sondaggio tra centinaia di runner. Entrambe le ricerche hanno dimostrato che la corsa riduce lo stress e determina uno stato di consapevolezza ed equilibrio che, sbloccando meccanismi interni, pone in una condizione di particolare predisposizione alla creatività e alle nuove idee.

Tra le nuove priorità delle persone rientra sempre più anche la sostenibilità. Proprio durante la pandemia l’attenzione è cresciuta, soprattutto tra i più giovani. Nel 2020, il 63% dei consumatori ha scelto articoli green, contro il 29% del 2019. Per quanto riguarda nello specifico le generazioni Z e Millennials, il 90% circa è sensibile a questi temi. Il 30% seleziona marchi che promuovono pratiche virtuose e il 26% acquista prodotti con un’origine tracciabile e trasparente. Il 66% dei consumatori compra inoltre abbigliamento e calzature realizzati con materiali non animali.

Insomma, cambiare, migliorare, evolversi. Da millenni coloro che riescono a intercettare, assecondare o guidare il cambiamento, sono spesso più motivati, sereni e soddisfatti di coloro che lo evitano o lo rifiutano. Perché, come diceva un tale di nome Buddha:
“Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è”.

Benedetto Sironi