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Marco Rocca, a capo del progetto Enda Italia: “Le Enda sono per chi vuole sentirsi parte di un progetto che mira alto, ma all’interno del quale i concetti di sostenibilità e di solidarietà hanno letteralmente i piedi per terra”

Lo scorso 2 luglio sono arrivate in Italia le calzature Enda, il primo marchio di scarpe da running ‘made in Kenya’, e sono disponibili nei negozi specializzati selezionati dal brand.

Tradotto dallo Swahili, Enda significa “Vai!”. Il brand è nato nel 2016 grazie a una campagna di crowdfunding alla quale hanno aderito anche affermate star di Hollywood, tra cui l’attrice keniota Lupita Nyong’o, premio Oscar per “12 anni schiavo”, e Winston Duke, il cattivo di “Black Panther”.

Il simbolo che campeggia sul logo delle Enda è la punta di una lancia, adattata proprio dalla bandiera keniana, e che costituisce il vessillo dell’identità nazionale del Paese africano, mentre alcuni dettagli (ad esempio gli occhielli per i lacci o la linguetta sul tallone) richiamano, di nuovo, i colori del paese della Rift Valley. Correre alla keniana per Enda significa tornare alle radici di uno dei gesti più antichi dell’uomo e assecondare l’appoggio naturale del mesopiede. Ogni calzatura Enda, quindi, è concepita per una specifica tipologia di corsa.

Le scarpe Enda vengono create dall’ufficio stile a Nairobi e interamente assemblate a Mombasa. Fin dalle primissime versioni sono stati inseriti una serie di sottili elementi che rimandano immediatamente al loro essere made in Kenya. Nei modelli della stagione Estate 2021, infatti, i colori prendono ispirazione da alcuni tra i piumaggi dei più caratteristici uccelli del Kenya e sono presenti richiami ai colori della bandiera nazionale (rosso e verde) sugli occhielli dei lacci. Inoltre, sulla suola un disegno riproduce fedelmente la mappa topografica della Great Rift Valley, mentre la scritta Harambee (“Tutti insieme”, che è poi il motto nazionale del Kenya) vuole comunicare lo spirito di condivisione di un progetto che va decisamente oltre la corsa.

“La sfida più grande per noi è quella di poter avere l’intera filiera in Kenya – spiega Marco Rocca, responsabile progetto per l’Italia -. Dobbiamo ancora portare qui i materiali per la produzione, e questo ci pone dei limiti in termini numerici rispetto ai grossi brand che fanno tutto in Estremo Oriente, ma la nostra vocazione è quella dei maratoneti e quindi contiamo di arrivare vittoriosi ai nostri traguardiLe Enda sono delle scarpe per chi ama correre e per chi vuole sentirsi parte di un progetto più grande. Un progetto che mira alto ma all’interno del quale i concetti di sostenibilità e di solidarietà hanno letteralmente i piedi per terra”.

Non è un caso che Enda sia l’unico marchio di scarpe da running al mondo ad aver ottenuto la severissima certificazione internazionale B Corp, che ha riconosciuto l’altissimo grado di impatto sociale del progetto: quello sullo sviluppo economico grazie alla creazione di posti di lavoro, sia direttamente in azienda che nell’indotto, e quello di supporto alle comunità locali attraverso la Enda Community Foundation (una parte del prezzo di acquisto delle scarpe a sostenere dei progetti educativi in Kenya). A ciò si aggiunge la riduzione dell’impatto ambientale che fa di Enda le prime scarpe da corsa al mondo a impatto zero (certificazione Climate Neutral).

Il primo modello lanciato da Enda si chiama Iten, e prende il nome dalla cittadina della Rift Valley dove negli ultimi 30 anni sono cresciuti e si sono allenati i più forti maratoneti al mondo. Collocata a 2400 metri sul livello del mare, Iten è la sede della St Patrick’s High School, autentica fabbrica keniana dei campioni della corsa, da Dennis Kimetto a Eliud Kipchoge alla nuova primatista mondiale Brigid Kosgei, solo per citare i più famosi.

La calzatura di punta è la Lapatet (che in lingua Kalenjin, la più parlata dagli atleti kenioti, significa correre), pensata per correre a lungo sia su sterrato che su asfalto. Dotata di un’ottima capacità di ammortizzazione, la Enda Lapatet ha una tomaia “booty knit” simile a un calzino che la rende estremamente comoda e confortevole mentre i rinforzi interni forniscono stabilità alla struttura e il supporto necessario al sistema di allacciatura. Per la maggior parte dei corridori è l’unica scarpa di cui avranno bisogno, sia per le corse di tutti i giorni che per i “lunghi” del fine settimana.

Il terzo modello, la Koobi Fora, dal nome di un importante sito archeologico nei pressi del lago Turkana nel nord ovest del Kenya, dove sono stati rinvenuti i più antichi fossili appartenuti all’Homo Rudolfensis, è una calzatura rivolta a tutti gli amanti del trail. Dotata di un grip più aggressivo per far presa sui terreni più impervi la scarpa ha una tomaia che nel suo strato anteriore è resistente all’acqua mentre la parte posteriore è ad asciugatura rapida e autodrenante.

Le calzature sono disponibili nei negozi specializzati running italiani