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L’evoluzione della distribuzione, la crescita esponenziale del mercato dell’outdoor e il determinante impatto delle vendite online hanno fatto sì che la distribuzione selettiva sia diventata una tematica sempre più importante e cruciale per le aziende.

Per questo motivo, l’Italian Outdoor Group ha commissionato a un legale esperto in materia uno studio ad hoc per le aziende del settore outdoor, in modo che possa diventare uno strumento utile nella gestione di prezzi online e offline, relazione commerciale tra distribuzione tradizionale e “nuova distribuzione” (Amazon, Zalando, ecc) e potenziali conflitti normativi della politica commerciale internazionale.

In uno scenario come questo diventa quindi fondamentale avere un quadro normativo preciso e dettagliato, che supporti le aziende ad avere risposte pronte e professionali ogni qualvolta ci sia un quesito dal mercato. Al progetto, presentato a luglio alle aziende del gruppo, hanno aderito ben 15 realtà affiliate a IOG di Assosport.

Se un’azienda desidera aderire, è necessario contattare gli uffici di Assosport con riferimento a Marisa Bosa (marisabosa@assosport.it).

Che cos’è la distribuzione selettiva

Come si legge nel regolamento UE 330/2010, viene definita un sistema di distribuzione nel quale il fornitore si impegna a vendere i beni o servizi oggetto del contratto, direttamente o indirettamente, solo a distributori selezionati, sulla base di criteri specificati e nel quale questi distributori si impegnano a non vendere tali beni o servizi a rivenditori non autorizzati nel territorio, che il fornitore ha riservato a tale sistema”.

Nato allo scopo di proteggere marchi di qualità ed eccellenza, spesso all’interno del mercato del lusso, questo strumento rappresenta a tutti gli effetti una forma di restrizione verticale della concorrenza. Può essere utilizzato solo dopo che il detentore del marchio ha definito dei precisi standard (qualitativi, quantitativi, soggettivi, tecnici), che permettono di identificare, in modo non discriminatorio, attraverso quali canali diffondere i propri prodotti.

Un esempio concreto

Come aveva spiegato Eddy Codega, presidente e ad di C.A.M.P., nonché membro del tavolo di lavoro di IOG, sul n. 7-8 di Outdoor Magazine, “È ormai celebre una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha fatto giurisprudenza: si è affermata la liceità della clausola contrattuale secondo cui, un produttore di beni di marca vietava ai rivenditori del proprio sistema di distribuzione selettiva di vendere i prodotti tramite piattaforme di commercio elettronico di soggetti terzi identificabili.

Dunque ben si intuiscono le potenziali conseguenze, aveva proseguito. “Se è vero che l’esempio in questione trattava di (costosi) beni nel settore della profumeria e cosmesi, è altrettanto vera la definizione con cui un altro tribunale ha delineato dei beni di lusso: essi vengono identificati ‘non solo in ragione delle caratteristiche materiali, ma anche dello stile, della ricerca di materiali di alta qualità, la cura del packaging e l’ampio accreditamento nel settore di riferimento, desumibile dai numerosi premi conseguiti’. Stando a ciò quindi, anche molte aziende del settore dell’outdoor possono ritenersi, a pieno diritto, all’interno del contesto nel quale la distribuzione selettiva può essere applicata.