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Il termine “valore” ha più significati e sfaccettature. E accostato alla parola “giusto” ben si presta per titolare questa breve riflessione su questo particolare momento storico che la sport & running industry (e non solo) sta vivendo. E nel quale convivono, come forse mai prima d’ora, opportunità e rischi, elementi positivi e motivi di preoccupazione.

Da una parte, infatti, tutti i dati e gli indicatori confermano una crescita di interesse e praticanti nel settore running che riguarda svariati target, primo tra tutti quello dei neofiti. Dall’altra troviamo i ritardi di produzione, il forte contingentamento o la cancellazione di alcune consegne di merce ai negozi e i vertiginosi aumenti nei costi dei trasporti e dei materiali. Dinamiche certificate anche dall’interessante webinar “Costi e ritardi materie prime: quali sono le prospettive per la sportindustry?” organizzato dal gruppo Assosportex di Assosport, del quale vi proponiamo un dettagliato report nella sezione Dati & Statistiche di questo numero.

L’incontro digitale si è aperto in realtà con una visione ottimista sul mercato italiano: grazie alle vaccinazioni e all’allentamento delle misure anti-Covid, la ripartenza è stata forte, gli scambi commerciali sono aumentati e il PIL è cresciuto. Tuttavia, con la crescita del mercato sportivo, è aumentata anche la domanda di materie prime che hanno subito forti rincari (in diversi casi a doppia cifra). Ma i prezzi sono aumentati perché l’offerta non riesce a soddisfare la domanda (+30% rispetto al periodo pre-Covid) o responsabile è anche la speculazione finanziaria?

Non si può generalizzare, ma sicuramente esistono due gruppi di materie prime, quelle che aumentano solo per speculazione come il petrolio (commodity quotata su mercati internazionali che funge anche da asset finanziario) e quelle che scarseggiano davvero e quindi preoccupano di più. Quindi su alcuni beni i rincari dovrebbero essere temporanei. In vari mercati, però, i prezzi potrebbero restare elevati perché gli aumenti sono stati causati da un’effettiva scarsità di offerta e quindi occorre tempo per nuovi investimenti in capacità produttiva.

Dinamiche che a cascata si ripercuotono anche sui settori dello sportsystem, running incluso. Abbiamo già approfondito anche la questione dei recenti lockdown prolungati nei paesi asiatici, primo tra tutti il Vietnam, che ha inciso e inciderà in modo pesante in particolare per alcuni marchi sulle consegne dei prossimi mesi. In questa situazione altalenante è bene mantenere la calma. Provando a tramutare i problemi in opportunità. Con intelligenza e inventiva, come molti dei nostri lettori avevano fatto durante le fasi di lockdown nel 2020.

Si potrebbe cogliere, per esempio, l’occasione per una grande campagna di sensibilizzazione sul giusto valore dei prodotti legati al running, calzature in primis. Comunicando ai tanti (troppi) clienti abituati a chiedere (in alcuni casi a pretendere) uno sconto che i “giusti valori”, in questo caso economici, sono tali perché frutto di svariati passaggi. Ognuno dei quali richiede investimenti, professionalità e applicazione continui. Dal lavoro di sviluppo e ricerca al posizionamento del prodotto. Dalle migliaia di test alla formazione delle reti vendita, dalla comunicazione alla consulenza da parte dei negozi specializzati. Ecco perché tornare a vendere “a prezzo pieno” dovrebbe essere un giusto e doveroso obiettivo da perseguire per il medio e lungo termine, non solo un’operazione logica in un periodo (si suppone limitato ad alcuni mesi) dove probabilmente rimarrà alta la richiesta a fronte di una scarsità di prodotto.

Benedetto Sironi

benedetto.sironi@sport-press.it