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La community degli ASICS FrontRunner è pronta ad accogliere nuovi runner appassionati. Come ogni anno infatti sono state aperte le candidature (che andranno avanti fino al 29 febbraio), dove tutti coloro che amano correre possono tentare la sorte ed entrare a far parte di uno dei movimenti più ambiti e inclusivi, che supporta e incoraggia le persone a fare sport e a muoversi in piena filosofia “Sound Mind, Sound Body”.

Il progetto, nato nel 2010 in Germania, è diventato presto di portata globale, coinvolgendo a oggi 30 Paesi in tutto il mondo.

Ma cosa vuol dire fare parte degli ASICS FrontRunner? La filosofia che caratterizza la community va ben oltre la corsa, si tratta di una vera e propria famiglia internazionale che racchiude una grande varietà di runner e si muove con l’obiettivo di ispirare e incoraggiare le persone a provare l’impatto positivo del movimento sul corpo e sulla mente.

Tra i membri entusiasti della community c’è anche Vale Avalle, una persona non-binary, web writer e con un’incredibile energia. La sua sensibilità entra nel cuore e capisci che la corsa per Vale sia un modo per comunicare con il mondo. Mondo che l’ha emarginatə per il suo essere. Attraverso la corsa dà messaggi di diversity&inclusion che sono importantissimi. Trasmette valori e coraggio. L’abbiamo intervistatə per farci raccontare la sua esperienza con gli ASICS FrontRunner.

L’intervista a Vale Avalle

  • Quando e perché ti sei appassionatə di corsa?

Non sempre è facile riuscire a ricordare il momento esatto in cui un’azione ripetuta, come la corsa, possa diventare passione. In questo caso, però, mi ricordo perfettamente quando ho capito che la corsa poteva essere uno strumento per prendermi cura del mio corpo e della mia mente, ma allo stesso tempo anche un mezzo introspettivo per riuscire a dare un’identità alla persona che sono.
Stavo correndo lungo la pista ciclabile del mio paese, era uno di quei giorni di inizio primavera, quelli caldi al punto giusto. Quelli che ti chiamano da fuori e ti invitano a prendere le scarpe da corsa e uscire finché c’è luce. Ero uscitə a correre perché quel giorno ero di umore pessimo, senza nemmeno sapere il perché, ma dopo pochi minuti il malumore era già un lontano ricordo. Sono passati circa cinque anni da quel momento e io continuo a correre.

  • Sul tuo account Instagram la tua identità di genere non binary è messa bene in evidenza, questo come ha influenzato la tua esperienza sui social media?

Se dicessi che questo non mi ha creato problemi mentirei, ma ho imparato che vivere una vita a metà, o nell’ombra, è molto peggio che ricevere commenti omobitransfobici e venir penalizzatə dall’algoritmo per i contenuti di divulgazione che pubblico.
Perché il fatto che io sia liberə di poter rendere pubblica la mia identità di genere, significa che ho avuto la fortuna di avere accanto persone, nella vita reale, che non mi hanno mai fattə sentire sbagliatə e questo privilegio è allo stesso tempo un punto di forza, perché può permettermi di fare qualcosa di buono, ignorarlo non sarebbe giusto nei confronti di tutte le persone queer che non hanno avuto la mia stessa fortuna.

  • Quali sono gli aspetti più significativi o gratificanti di condividere apertamente la tua identità di genere non binaria sui social media?

Aver deciso di rendere pubblica anche sui social la mia identità di genere e affrontare tematiche LGBTQIA+ sul mio profilo, mi ha permesso di entrare in contatto con moltissime altre persone queer. Di ricevere sostegno e comprensione nei momenti più difficili e allo stesso tempo aver potuto aiutare persone della comunità che stavano iniziando il loro percorso di affermazione di genere e coming out.
Quindi per tornare anche un po’ alla domanda di prima, sapere di poter fare qualcosa di buono per le altre persone e cercare di fare un’informazione corretta di tematiche LGBTQIA+, mi gratifica e mi dà ulteriore conferma di aver preso la decisione giusta esponendomi.

  • Vedi discriminazione o ostracismo nel mondo del running in generale? Se sì, come gestisci queste situazioni?

Il mondo reale, così come quello virtuale, discrimina le persone queer, per questo anche nel mondo del running le discriminazioni non mancano.
Basti pensare a quanto sia difficile per una persona transgender riuscire a praticare sport, tanto a livello agonistico quanto amatoriale, oltre alla violenza verbale degli insulti che questa possa ricevere, si somma la violenza dettata da una mancanza totale di norme che tutelino veramente l’accesso al mondo dello sport per le persone queer. Immaginate di iscrivervi a una delle tante gare di paese della domenica, state compilando tutti i campi richiesti e quando arriva il momento di dover barrare la casella del genere, non trovate quello che vi rappresenta (come nel mio caso), o vi trovate costretti a barrare il genere opposto a quello della vostra identità, perché ancora non siete in possesso dei documenti rettificati correttamente. Un altro fatto altamente discriminante è l’assenza di spogliatoi sicuri e inclusivi. Per una persona etero cisgender si tratta di mere formalità, nel caso di persone enby (non-binary) e transgender di veri e propri ostacoli che possono portare a rinunciare alla pratica sportiva.

  • Come pensi che la comunità dei runner possa diventare più inclusiva e che supporto hai trovato in questo senso con gli ASICS FrontRunner?

Ad esempio iniziando a pensare a categorie di genere inclusive nelle gare e capaci di rispettare tutte le identità di genere, senza pensare agli aspetti meramente competitivi, ma per permettere a ogni persona di poter praticare e appassionarsi a questo magnifico sport. La comunità degli ASICS FrontRunner è l’esempio da seguire in termini di inclusione a tutto tondo. Dal momento in cui ho fatto il mio ingresso nel team ho capito di esser nel posto giusto, perché siamo una squadra composta da persone con un vissuto incredibilmente diverso l’una dall’altra, eppure la corsa ci ha permesso di incontrarci. Perché in questa abbiamo visto molto più del semplice mettere i piedi l’uno davanti all’altro il più velocemente possibile, nella corsa abbiamo trovato uno strumento per prenderci cura di mente e corpo.

  • Quali sono i tuoi obiettivi per quest’anno e come la community degli ASICS FrontRunner ti sta aiutando a raggiungerli?

Il mio obiettivo principale è riuscire a tornare alle gare, senza sentirmi a disagio perché costrettə a iscrivermi alla categoria “F”. Per questa ragione tornerò al contesto “gara”, partecipando alla staffetta durante la maratona di Milano, in cui correrò in un contesto safe, insieme ai miei compagni di team. Non ci sarà competizione, ma solo una condivisione contagiosa delle emozioni incredibili che ci dà questo sport. Perché la corsa è lo sport individuale più di squadra che ci sia, per questo il contesto migliore per tornare alle gare sarà proprio in compagnia delle persone che più di tutte mi fanno vivere bene questo sport. Il secondo e forse più difficile da realizzare, è quello di riuscire a creare un contesto social e non, in cui le persone queer che desiderano praticare sport, possano incontrarsi, scambiarsi consigli e incoraggiarsi a vicenda, perché da solə si può andar più veloce, ma insieme si va molto più lontano.

  • Quali sono le tue strategie per affrontare le sfide e superare gli ostacoli durante le tue corse e allenamenti?

Non credo che possa esistere una risposta adeguata a questa domanda, perché quelle che sono le mie strategie non è detto che possano essere altrettanto valide per lə altrə. Quello che posso dire però è che per praticare questo sport sia necessario avere dei punti fermi. La corsa è uno sport faticoso, è inevitabile, ma praticandolo nel lungo periodo si iniziano a capire meglio quali sono i nostri limiti e che non per forza devono essere visti come degli obiettivi da superare. Mi è sempre piaciuta l’immagine dei limiti come quella dei confini della nostra persona, sono ciò che ci definiscono. Il secondo punto fermo è che siamo esseri umani e in quanto tali fallibili, la corsa in questo è grande maestra di vita e sì, non sempre le cose vanno come dovrebbero, anche se ci siamo preparati al meglio. Semplicemente succede e per questa ragione non serve stare a colpevolizzarsi eccessivamente, perché le occasioni per poter far meglio ci saranno ancora. L’importante è non perdere di vista il bello che questo sport ha da offrire. Quindi quando le cose non vanno, mi focalizzo su quanto sia bello poter correre e basta, che se quel giorno l’allenamento non va, non è la fine del mondo, corro lo stesso ascoltando e rispettando i segnali che il mio corpo mi sta dando.

  • Parliamo di abbigliamento e scarpe da running. In che modo i prodotti ASICS ti fanno sentire a tuo agio e quali prediligi tra tutti?

Mi piace pensare che questa scelta del brand di focalizzarsi sulla sensazione di comfort durante la corsa, a partire dai piedi tanto quanto nel resto dell’abbigliamento, non sia affatto un caso, perché ogni persona al momento dell’acquisto di un capo di abbigliamento va alla ricerca di quello che più possa farla sentire a proprio agio e che sia in grado di darle una sensazione di comfort il più elevata possibile. Ho passato tutta la mia vita a cercare abiti che mi permettessero di sentirmi a mio agio con il mio corpo e che allo stesso tempo fossero uno strumento per poter comunicare al mondo esterno la mia identità di genere; abiti confortevoli dentro i quali potermi sentire al sicuro. Come potete intuire vedendo le mie foto sul mio profilo indosso la linea di abbigliamento maschile di ASICS, perché riesce a farmi sentire perfettamente a mio agio e per le scarpe invece essendoci così tanti modelli e dalle colorazioni più diverse, riesco a trarre tutto il comfort che mi serve con i modelli femminili per via della calzata che meglio si confà alla forma del mio piede. In assoluto la mia scarpa preferita è la ASICS Novablast 4, ho amato questo modello sin dalla sua prima edizione e ogni volta si conferma la scarpa più versatile in grado di prestarsi ad ogni tipo di allenamento.

  • Qual è il messaggio che vorresti condividere con altre persone non binarie che vorrebbero entrare a far parte di una running community? E quali sono i tuoi consigli per chiunque voglia diventare un ASICS Frontrunner?

A tutte le persone queer, enby e trans che vogliono entrare a far parte di una running community voglio dire che è possibile, perché a me è successo e mi ha cambiato la vita. Capisco che possa spaventare, ma il primo passo è quello di iniziare a cercare persone della comunità queer che già praticano sport, chiedere consigli e far rete. Perché correre è uno sport alla portata di tuttə e deve esserlo per davvero. A tutte le persone che invece hanno mandato o vorrebbero mandare la loro candidatura per diventare un ASICS FrontRunner, consiglio di mostrare la loro reale passione per la corsa e di esser sinceramente intenzionati ad entrare a far parte di una squadra che è molto più della somma dei suoi singoli componenti.
Assicuratevi che il vostro profilo Instagram sia pubblico!

Potete visitare il profilo Instagram di Vale a questo link.

di Cristina Turini