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Di solito cerco di non personalizzare lo spazio di un editoriale e credo che chi lo faccia corra il rischio di cadere nella trappola dell’autoreferenzialità, risultando peraltro poco interessante. A meno di non raccontare imprese davvero epiche o esemplari. Le quali – converrete con me – davvero raramente ritrovo nelle parole di molte penne (o tastiere che dir si voglia) con un ego inversamente proporzionale alla consistenza delle gesta da loro narrate. Mi perdoneranno quindi i nostri affezionati lettori se – pur mantenendomi ben lontano da qualsiasi tono celebrativo – narrerò in breve due vicende che mi riguardano in prima persona. Anche perché dentro vi sono connessioni e analogie con la situazione del mercato running negli ultimi mesi.

Per farla breve, partiamo da un infortunio, il primo un po’ “rognoso” nella mia carriera di atleta non professionista amante di varie attività sportive, uno strappo al polpaccio di secondo grado a inizio gennaio. Risultato: stop con le attività più intense di almeno un mese e mezzo. Tempo relativamente breve ma che mi è sembrato particolarmente lungo, essendo abituato a praticare sport almeno 3-4 volte a settimana. Per di più l’11 febbraio in calendario c’era la mezza maratona di Barcellona, nell’ambito di un meeting organizzato da Brooks rivolto ad alcuni media e negozi specializzati. Riesco comunque a inserire qualche seduta di corsa lenta nei giorni precedenti e a correrla. Certo, senza particolari ambizioni. Anzi, possiamo dire che è stata la peggior prestazione in termini di tempo e vista la condizione forse non poteva che essere altrimenti. Tuttavia è stata forse una delle occasioni nelle quali ho più apprezzato la semplice bellezza della corsa, riscoprendone alcune particolari sensazioni “primordiali” che non vivevo da tempo. Poi ho capito a cosa erano dovute quelle emozioni e vibrazioni positive che ho provato alla partenza e tra le calles della città spagnola: al bello di ripartire dopo un periodo di inattività, gustando in tutto il suo sapore i benefici dell’attività fisica. Aspetto che magari diamo per scontato quando entra a far parte della nostra routine.

Da questa mia vicenda personale, come dicevo, traggo anche lo spunto per una metafora di sicuro interesse per i lettori (a proposito di quanto dicevo all’inizio). Come sappiamo bene, anche il mercato del running ha avuto di fatto uno “stop” forzato o perlomeno un deciso rallentamento nel corso del 2023. Possiamo in qualche modo dire che sia stato vittima di vari “problemi fisici e acciacchi” che ne hanno provocato una delle peggior prestazioni degli ultimi anni. Ma è stato proprio confrontandomi con alcuni importanti esponenti della distribuzione italiana, con i quali ho condiviso l’esperienza in terra iberica, che ho avuto la conferma di come da inizio 2024 si siano avuti segnali confortanti e sia di fatto iniziata una buona ripartenza. Qualcosa di cui il settore ha davvero bisogno e che presenta un gusto ancor più “dolce” e rigenerante, dopo il calo di zuccheri (vendite) e le difficoltà incontrate nel 2023 fotografate anche dalla seconda puntata della nostra attesa inchiesta “La Carica dei 101 che trovate nelle prossime pagine.

Certo, uno dei fattori fondamentali per confidare in un futuro più roseo è quello che riguarda anche la diffusione e la cultura della corsa e dello sport in generale. Da questo punto di vista la trasferta di cui accennavo sopra ha offerto un ulteriore e significativo spunto di riflessione: la Mitja Marató Barcelona ha visto infatti ben 28mila partecipanti, tra i quali moltissimi giovani. Oltre ai numeri, è stata proprio l’età media molto bassa a colpirmi particolarmente. Al di là dell’alta percentuale di stranieri (circa il 30% del totale), più dei due terzi dei runner erano spagnoli. Conosciamo bene invece i numeri delle nostre mezze, che impallidiscono a confronto (quella più partecipata in Italia rimane la RomaOstia Half Marathon con circa 10mila runner al via).

Proporzioni che si ritrovano, purtroppo, anche nel “Rapporto Sport 2023”, del quale vi parliamo nell’articolo dedicato su questo numero. Nel quale emerge una fotografia un po’ scoraggiante del nostro Paese: 38 milioni di italiani (su 60 milioni) non praticano attività motoria e solo un quarto della popolazione svolge esercizio fisico in modo regolare. In Europa, l’Italia figura al 21° posto per quota di adulti che praticano sport nel tempo libero: solo il 27% della popolazione svolge esercizio fisico almeno una volta a settimana, rispetto a una media europea del 44%. Da dove (ri)partire quindi per migliorare questi parametri? Dai giovani e dalle scuole verrebbe da dire. Ma se sei su dieci sono persino prive di una palestra, capiamo che c’è davvero ancora tanto da fare per avere più runner e sportivi in tutte le fasce di età e le aree geografiche della nostra bella, ma un po’ troppo pigra Italia.


Benedetto Sironi

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