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Nel settore running uno dei termini più frequenti è senz’altro quello di “velocità”. Applicato allo sport, ma anche al business. Un runner ha spesso tra i suoi principali obiettivi quello di essere più performante, efficace e competitivo. Alla costante ricerca del suo PB. Anche se allarghiamo il campo alla corsa in montagna, saper progredire velocemente, fast & light, sui sentieri, specie in determinati contesti e condizioni, non è solo questione di pura performance ma permette di essere meno esposti ai rischi. In particolare a quelli meteorologici e climatici. Così come agire con rapidità e prontezza ai cambiamenti del mercato può far mantenere o guadagnare un vantaggio competitivo, favorendo lo sviluppo della propria azienda. Sia che si parli di un brand, di un negozio o di una qualsiasi altra realtà operante nel nostro settore.

Ma è sempre così? Prima di dare una risposta, a proposito di crescita abbiamo più volte sottolineato, proprio su queste pagine, come la running industry arrivi da almeno due anni di incrementi decisamente significativi sotto tutti i punti di vista: fatturati, praticanti, interesse generale. Tuttavia, in questa ultima parte dell’anno, il mercato ha iniziato a decelerare e alcune aziende hanno registrato un certo rallentamento. Il business, insomma, si fa meno veloce e più rallentato. È per forza un dato negativo? Molti potrebbero pensare di sì. In realtà non sempre è possibile – o consigliabile – considerare in assoluto la velocità come la miglior soluzione. All’opposto, capita che a volta si debba – per scelta o per necessità – rallentare. Nella vita, nello sport, nel business. Senza che questo debba essere per forza un segno negativo o un segnale di debolezza.

Certo, difficile concordare con la tesi di uno dei relatori del recente Europan Outdoor Summit di Annecy, importante appuntamento internazionale del mercato outdoor tornato dopo tre anni di assenza, al quale abbiamo partecipato come media partner. Parliamo del professor Jason Hickel, antropologo e parte del board strategico del Green New Deal europeo, il quale nello speech di apertura del summit, davanti a oltre 300 delegati, tra i quali importanti top manager ed esponenti di molti significativi marchi, ha affermato candidamente che per risolvere una parte dei problemi che affliggono il pianeta basterebbe dimezzare le proprie vendite e produzioni. Senza pensare, evidentemente, che questo significherebbe anche lasciare a casa metà della forza lavoro del nostro settore. Oppure che – proprio grazie a una maggior diffusione delle attività sportive e quindi ovviamente anche dei prodotti atti a praticarle – i vantaggi sulla società e sugli individui possono anche essere superiori all’innegabile impatto che ogni genere di prodotto, di qualunque foggia e materiale esso sia, provoca sull’ambiente.

Il discorso si inquadrava in considerazioni più generali anche sul settore del fashion (quello sì, a volte un po’ troppo “fast”, tanto per tornare sul tema) e sui massimi sistemi del nostro sofferente pianeta Terra. Al di là dell’evidente impossibilità di “accettare” (nel senso letterale di tagliare) a metà le attività produttive di migliaia di aziende, possiamo cogliere la provocazione per una più costruttiva riflessione sul tema non tanto della decrescita che, evidentemente, così felice non può essere. Bensì su quelli di un virtuoso rallentamento. Così come della rinuncia.

Ecco che, tornando nell’arena del mercato, i medesimi valori possono assumere un significato positivo e nobilitare alcune scelte. Fare un passo indietro, riflettere più attentamente e magari attendere qualche mese in più prima di lanciare una novità tanto per farne parlare, è segno di saggezza più che di indecisione. Rinunciare consapevolmente a un’alta percentuale di crescita a tutti i costi per preservare i propri clienti e non riempirli troppo di merce se le prospettive sono incerte è sintomo di lungimiranza più che di insicurezza. Realizzare prodotti qualitativamente più validi e duraturi (e magari ripararli, se possibile) non significa solo diminuire la frequenza con la quale vengono acquistati, ma essere più responsabili nei confronti dell’ambiente e più credibili presso chi li utilizza. Potremmo andare avanti con altri esempi, ma credo che il concetto sia chiaro e possiamo trasfigurarlo utilizzando una metafora a noi cara, come quella della corsa. Per certe distanze meglio prendersi un po’ più di tempo, non avere fretta, non farsi prendere dalla smania del “tempo” a tutti i costi. Godersi il percorso, osservare i visi delle persone, percepire suoni, profumi e sapori. Piuttosto che partire forti per poi scoppiare a metà percorso e rischiare il ritiro, meglio arrivare, anche se un po’ più lenti, al traguardo.

Benedetto Sironi

benedetto.sironi@sport-press.it