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Lo studio di ASICS fa emergere come il legame tra sport ed età adolescienziale porti benefici a lungo termine. Dalla ricerca emerge infatti che gli italiani che hanno fatto attività fisica durante l’adolescenza ottengono punteggi più alti di State of Mind in età adulta.

Lo studio ha individuato che essere fisicamente attivi durante l’adolescenza ha un impatto diretto sul benessere mentale futuro. Coloro che hanno praticato esercizio fisico da teenager hanno infatti riportato livelli di attività e punteggi di State of Mind più elevati in età matura. I risultati indicano che rimanere attivi da adolescenti è fondamentale per instaurare buone abitudini sportive che dureranno fino all’età adultae avranno un impatto positivo sul benessere mentale.

Un dato preoccupante mostra, tuttavia, come oggi le generazioni più giovani siano meno attive.

Lo studio globale, condotto su un campione di 26.000 persone dimostra la connessione tra movimento e benessere mentale, oltre a individuare un legame diretto tra l’attività fisica degli adolescenti e la salute psicologica da adulti.

Ogni anno in più in cui un adolescente si dedica all’esercizio fisico è associato a un miglioramento dei punteggi di State of Mind in età matura. Con i 15 e i 17 anni identificati come gli anni più critici per rimanere attivi. Gli italiani che hanno praticato regolarmente esercizio fisico tra i 15 e i 17 anni fanno più sport in età adulta e riportano punteggi più alti di State of Mind rispetto a coloro che non sono stati in movimento durante queste età.

Oggi emerge come le generazioni più giovani si disimpegnano dall’esercizio fisico prima e in numero maggiore, con un potenziale impatto sull’attuale benessere mentale e per quello degli anni a venire.

In Italia, le persone che praticano sport regolarmente hanno un punteggio medio di 60/100, mentre le persone inattive ne ottengono uno molto più basso, pari a soli 47/100.
Complessivamente, il risultato medio di State of Mind è di 59/100, sei punti in meno rispetto alla media mondiale di 65/100. Gli italiani hanno uno dei punteggi più bassi di tutto il mondo, posizionandosi al 20° posto sui 22 Paesi esaminati. Questo accade nonostante i livelli di attività fisica nel Bel Paese siano leggermente superiori alla media, con il 59% degli italiani che fanno regolarmente esercizio fisico rispetto alla media globale del 56%.

La ricerca ha rilevato che tra i 15 e i 17 anni è più complesso mantenersi attivi e quando i giovani abbandonano l’esercizio fisico subiscono un impatto negativo sul proprio stato mentale futuro. In Italia, coloro che hanno praticato regolarmente attività fisica tra i 15 e i 17 anni hanno un punteggio medio di 61/100 in età adulta, mentre chi lo è stato meno nella stessa fascia d’età ha ottenuto 54/100.

Facendo un confronto, gli intervistati che hanno abbandonato l’attività fisica prima dei 15 anni mostrano livelli di attività inferiori e punteggi più bassi di State of Mind in età adulta. A livello globale, il 30% degli adulti è inattivo; l’11% si sente meno concentrato, il 10% meno fiducioso, il 10% meno calmo e il 10% meno composto rispetto al campione che ha praticato sport da teenager.

Dall’altro lato, per ogni anno in più in cui un adolescente si dedica all’esercizio fisico regolarmente, si rilevano punteggi di State of Mind in età adulta più elevati. A livello globale, coloro che hanno smesso di fare esercizio prima dei 15 anni mostrano un
punteggio medio inferiore del 15% rispetto alla media, mentre un calo dell’attività fisica a 16-17 anni e prima dei 22 anni riduce i punteggi medi rispettivamente del 13% e del 6%.

Oggi preoccupa il divario generazionale nello sport: i più giovani sono sempre meno attivi, con un conseguente impatto sul proprio State of Mind. In Italia, un terzo (33%) della Silent Generation (coloro che hanno oltre 78 anni) ha dichiarato di aver condotto quotidianamente uno stile di vita attivo nella prima infanzia, rispetto ad appena il 9% della Gen Z (tra i 18 e i 27 anni), confermando così che le generazioni più giovani sono meno attive e abbandonano l’attività fisica prima di quelle che le hanno precedute.

Coloro che fanno parte della Gen Z in Italia hanno un punteggio medio significativamente più basso, pari a 57/100, rispetto al punteggio di 63/100 dei Baby Boomers (59-77 anni) e di 65/100 della Silent Generation.

Il professor Brendon Stubbs, ricercatore leader nel campo dell’esercizio fisico e della salute mentale presso il King’s College di Londra, ha dichiarato: “È preoccupante vedere questo calo dei livelli di attività da parte degli intervistati più giovani in un’età così critica, soprattutto perché lo studio ha scoperto un’associazione con un minore benessere in età adulta. I Gen Z di tutto il mondo mostrano già risultati più bassi di State of Mind rispetto alla Silent Generation, quindi questo potrebbe avere un impatto enorme sul futuro benessere mentale in tutto il mondo”.