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di Benedetto Sironi e Manuela Barbieri

Sono i nati tra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta – i cosiddetti Millennial – il target che Mizuno vuole ora conquistare. Riuscire a “sedurli” è per il brand giapponese un’occasione ghiotta, perché la digital generation, oltre ad avere una forte propensione al consumo, sembrerebbe avere anche l’abilità di influenzare altre fasce di consumatori. Dettando tendenze globalmente riconosciute in tutto il mondo. Di questo, dei mercati più promettenti in Europa, del ritorno alle gare e dei fattori che stanno rallentando un po’ il settore, abbiamo parlato con Mark Kaiway, head of sports division – EMEA.

Qual è esattamente il tuo ruolo in Mizuno ora?

Nel corso del tempo ho ricoperto davvero tanti ruoli diversi. Per otto anni, mi sono occupato di marketing a Tokyo, poi mi sono trasferito in UK, esattamente a Londra, dove ho lavorato per ben 12 anni. Per quattro anni sono stato general manager in Germania e poi per altri quattro sono andato in Italia. Dopo queste importanti esperienze europee, Mizuno mi ha rivoluto in Giappone, dove ho cominciato a gestire tutto il global footwear, la fetta più grande del nostro business (vale il 30% del nostro fatturato, ossia 500 milioni di dollari). L’ho fatto per quattro anni e poi mi hanno detto: “Mark, ora che abbiamo il prodotto, c’è bisogno che qualcuno ne parli”. Ed è così che, per due anni e mezzo, mi sono occupato di global marketing. Da gennaio la richiesta dell’azienda è stata invece quella di focalizzarmi sull’Europa. Quindi ora sono head of sports division – EMEA.

In Europa quali sono i mercati più promettenti?

Uno dei mercati in cui sicuramente abbiamo una più alta penetrazione è l’Italia. Nel Bel Paese continuiamo a guadagnare quote, così come anche nel sud Europa, come Francia e Spagna. Anche il nord Europa è un mercato per noi interessante: UK e Germania per Mizuno rappresentano una grande opportunità.

Dal punto di vista dei prodotti, avete in programma altri lanci, anche in sport diversi dal running?

Mizuno è un multisport special brand, quindi dipende molto dalla categoria. Nel volley, per esempio, abbiamo lanci due volte all’anno, ogni sei mesi: i nostri prodotti chiave vengono sempre aggiornati, mentre altri sono modelli completamente nuovi. A novembre dell’anno scorso abbiamo lanciato una scarpa da calcio innovativa – la Mizuno Alpha, indossata dal campione spagnolo Sergio Ramos. Questo ci posiziona e rende competitivi anche nei confronti degli altri big del settore. Ci sono poi categorie particolari come il padel, in crescita esponenziale in alcuni mercati, tra i quali proprio l’Italia.

A proposito di padel: perché in Asia non è ancora diffuso?

Specialmente in Giappone, per tradizione, si gioca molto a tennis. Penso che sia addirittura ancora più diffuso il soft tennis, perché, grazie alla forma della palla e della racchetta, è più facile da giocare e possono cimentarsi anche i meno giovani. È un mix tra pickleball e tennis. Il padel crescerà anche in Giappone e credo avrà grandi potenzialità.

Dopo due anni di crescita del mercato, in Italia, così come in altri paesi, stiamo assistendo a un momento di rallentamento. Qual è la vostra visione per il 2023 e per il prossimo? Le problematiche legate alla produzione e alla supply chain sono state superate?

Negli ultimi anni, abbiamo dovuto affrontare una grande sfida. Nessuno al mondo si aspettava quello che è successo e, quando è accaduto, abbiamo dovuto gestire diverse emergenze. Penso che il mondo intero abbia cambiato mentalità. Lo stile di vita, in generale, è diventato più healthy, abbiamo assistito a un enorme crescita delle persone che hanno iniziato a praticare attività outdoor, come la corsa e la camminata, e ciò ovviamente ha giocato a nostro favore. Tutti i brand di running si aspettavano che questo trend continuasse, ma, quando le palestre e i centri sportivi hanno riaperto, le persone sono tornate a praticare gli sport che facevano prima. L’altro fattore, inaspettato, è stata la guerra in Ucraina che ha causato all’economia tanti problemi, come l’aumento del tasso di inflazione. La gente, ora, ha meno soldi da spendere, le priorità sono diventate le bollette dell’elettricità da pagare. Ecco perché i retailer hanno meno gente che entrano in negozio.

Avete in programma di supportare e sponsorizzare anche altre grandi maratone in Europa?

Lo abbiamo fatto in passato e vorremmo ricominciare ancora a farlo. Dopo la pandemia, meno persone però si iscrivono alle gare. È cambiata proprio la mentalità. L’obiettivo di Mizuno ora è intercettare il target dei Millennial che corrono due/tre volte alla settimana, non per il personal best, ma per mantenersi in salute e divertirsi facendo sport in compagnia degli amici. Stiamo iniziando a fare degli accordi di collaborazione con un’organizzazione che si chiama Midnight Runner. Il loro headquarter è in UK, ma hanno running community in 15 città del mondo, tra cui Londra, Berlino, Barcellona, Parigi in Europa, mentre a Tokyo inizieranno il prossimo mese. Verso giugno, poi, alla già lunga lista si aggiungerà anche Milano (stay tuned). I Midnight Runner corrono di sera con cadenza settimanale, circa 8/10 chilometri, intervallati da esercizi di allenamento funzionale. Due settimane fa a Barcellona hanno partecipato alla run 250 persone. Ad Amsterdam, la prima volta, erano sessanta. Mizuno supporterà questa community in ogni Paese, è un modo per legarsi a questo nuovo target.

In Giappone, o in generale in Asia, i numeri delle gare sono ritornati quelli pre-Covid o non ancora?

Non ancora. Prima del Covid l’Osaka Marathon registrava 40mila iscritti, ma, oltre alla maratona, c’era anche un’altra gara di 8,8 km. Finalmente adesso le regole legate al Covid sono cambiate e il Paese sta tornando alla normalità.