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Testo di Dino Bonelli


Domenica 5 maggio, in tutto il mondo e in simultanea, è andata in scena la Wings for Life World Run, la gara di corsa – giunta all’undicesima edizione – che per i suoi numeri è considerata il più grande evento di corsa a piedi al mondo. La causa sposata da questo evento è tra le più nobili, in quanto tutti i fondi vengono interamente devoluti a favore della ricerca scientifica per trovare una cura alle lesioni del midollo spinale.

Facciamo un passo indietro a spiegare, ancora una volta, il particolare format di questa gara comunemente abbreviata in WFL. Si parte nello stesso istante in tutto il mondo, alle 13,00 austriache, dove ha sede il quartier generale di questo grande evento patrocinato dalla Red Bull. Il concetto è semplice: si parte, si corre e, dopo 30 minuti, lo stesso viene fatto da una Catcher Car, il traguardo mobile che elimina i partecipanti una volta raggiunti. La macchina, che di mezz’ora in mezz’ora aumenta la propria andatura (inizialmente di 15km/h), ha quindi il compito di prendere” tutti i concorrenti fermandoli alla loro distanza acquisita e mettendoli tutti in un’unica enorme classifica mondiale. Ci sono sette Flagship Run programmate, ovvero gare con macchina reale al seguito, e qui c’è un percorso ben definito, mentre nelle altre migliaia di App-run si può correre da soli o in compagnia, e dove si vuole. In questo secondo caso la scelta del percorso è assolutamente libera, tanto sarà la macchina virtuale a seguire la scia di ogni singolo telefonino e a raggiungere e quindi stoppare la gara di ogni runner. Ovviamente vince chi riesce a correre di più.


Ma ora vi voglio parlare di un amico che, pur di esser ancora parte attiva di questo evento benefico (l’anno scorso aveva partecipato da Baku), quest’anno ha corso a Rafah, nel sud della martoriata Palestina, dove opera per conto di un ONG. Fabrizio Minini, bresciano di 45 anni, è infatti un ottimo e ricercato logista in zone sensibili. Per conto della Croce Rossa Internazionale prima e di un ONG poi, dopo due anni di Donbas e due sotto le bombe in Ucraina, ora è approdato nella sconquassata e tristemente famosa striscia di Gaza, dove con altri colleghi gestisce la distribuzione dei viveri nei campi profughi. E proprio lì, giusto fuori dalla sede degli uffici dell’ONU e a ridosso di uno dei tanti campi dei rifugiati, ha “corso” la sua WFL.

Corso tra virgolette ovviamente, perché non potendosi allontanare dalla sede per non perdere l’unico segnale di Wi-Fi disponibile e indispensabile per il funzionamento dell’App, ma anche per non rischiare troppo in un momento dove bombe e pallottole sono all’ordine del giorno, ha fatto “solo” un giro dell’isolato. Poi una foto a documentare che, nonostante tutto, lui c’era. Bravo Fabrizio quindi, ovviamente non solo per aver corso la Wings for Life in un posto così disgraziato, ma per tutto quello che stai facendo per quella povera gente, in quel maledetto epicentro di distruzione e disperazione.


Un po’ di dati della WFL 2024

A vincere quest’anno è stato Tomoya Watanabe con 70,1 km fatti in Giappone, mentre al femminile è stata Dominika Stelmach l’ultima a farsi prendere dopo 55km, in Polonia. La gara ha visto 265.818 partecipanti da 169 differenti Paesi (un solo runner registrato in Palestina, Fabrizio appunto), che complessivamente hanno corso 2.036.495,13 km. Quest’anno l’evento ha incassato 8,1 milioni di euro che saranno interamente devoluti alla ricerca sulle lesioni spinali, scopo unico di quest’evento. Brava Wings for Life e tutti quelli che vi hanno partecipato.


Sul prossimo numero di Running Magazine vi racconterò della mia undicesima WFR su undici edizioni. Quest’anno ho corso a Cipro, in App-run, accompagnato da mio padre Piero, che all’età di 86 anni, di cui gli ultimi dieci passati a sentirmi parlare di quest’evento, ha deciso di farne parte a sua volta.